parolealvento

Maggio 31 2012

Ma tu lo sai…

Ma tu lo sai cosa c’è di vero in quel che io ho da dire e detto?
No, tu non lo sai, anzi t’illudi di aver capito la più ben minima parola di tutte le parole intrecciate, in quel abisso di parole gettate.
Tu forse hai provato a raccoglierle a tenerle in mano,
provato a stringerle e a sentirle tue.
Ma nulla di fatto e nulla sarà, poiché, come se stringessi sabbia tra le mani e la stessa defluisca dalle fenditure, ti rimarrebbe solo la tua pelle, appiccicata alla tua pelle
e poi…il nulla di tutto il detto.

Ma tu lo sai cosa c’è di vero e quanto ho ancora da dire e da gettare nell’abisso del detto?
Sì, forse sai cosa la mia anima ha da dire
e forse comprenderai che qualcosa è successo
in quello svuotato e deserto aspetto.
Se mi potessi vedere, riconosceresti il pallore in viso e quanto in quel momento il corpo la comprende.
Quel timore improvviso, venuto dal nulla,
che cresce in noi a conferma del nostro sradicamento
e solo in ultima istanza appartenere a ciò che diciamo anima.
Che forse l’immane cuore ha sofferto e di lì a poco s’è rotto, in tanti pezzi che a ritrovarli passeresti mille e mille anni di abbandono.
Forse proverai a capire e la creatività ti coinvolgerà,
da proporti e riproporti.
Hai provato a bucare, perforare lo strato delle apparenze che ci separa dall’essenziale.
Cerci anche tu la verità. E’ un compito irrealizzabile ma ha più fascino di una meta accessibile.

Ho trascinato pian piano come una lumaca a lasciare la scia, con modestia, applicazione e, in fondo con indifferenza… nella voluttà tranquilla e nell’anonimato.

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Maggio 28 2012
Maggio 27 2012

SIRIA maledetta violenza

AL-MASRI MARAM (Siria, 1962)
LE DONNE COME ME

Le donne come me
non sanno parlare;
la parola le rimane di traverso in gola
come una lisca
che preferiscono inghiottire.
Le donne come me
sanno soltanto piangere
a lacrime restie
che improvvisamente
rompono e sgorgano
come una vena tagliata.
Le donne come me
sopportano gli schiaffi,
senza osare renderli.
Tremano di rabbia
e la reprimono.
Come leoni in gabbia,
le donne come me
sognano
di libertà…

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Io sono Lilith la dea delle due notti che torna dall’esilio.

Io sono Lilith la dea delle due notti che torna dall’esilio.
Io sono Lilith la donna destino. Nessun maschio ne è sfuggito, nessun maschio ne vorrebbe sfuggire.
Io sono Lilith che torna dalla cella dell’oblio bianco, leonessa del signore e dea delle due notti. Raccolgo ciò che non può essere raccolto nella mia coppa e lo bevo perchè sono la sacerdotessa e il tempio. Consumo tutte le ebbrezze perchè non si creda che io mi possa dissetare. Mi faccio l’amore e mi riproduco per creare un popolo del mio lignaggio, poi uccido i miei amanti per far posto a quelli che non mi hanno ancora conosciuta.
Dal flauto delle due cosce sale il mio canto
E dalla mia lussuria si aprono i fiumi.
Come non potrebbero esserci maree
Ogni volta che tra le mie labbra verticali brilla un sorriso?
Non sono la ritrosia nè la giumenta facile,
Piuttosto il fremito della prima tentazione.
Non sono la ritrosia nè la giumenta facile,
Piuttosto lo svanimento dell’ultimo rimpianto.
Io sono la leonessa seduttrice e torno per coprire i sottomessi di vergogna e per regnare sulla terra. Torno per guarire la costola di Adamo e liberare ogni uomo dalla sua Eva.
Io sono Lilith
E torno dal mio esilio
Per ereditare la morte della madre che ho generato.

Joumana Haddad

Maggio 26 2012

Due persone…

Due persone possono andare d’accordissimo,
parlare di tutto ed essere vicine.
Ma le loro anime sono come fiori, ciascuno ha la sua radice in un determinato posto
e nessuno può avvicinarsi troppo all’altro senza abbandonare
la sua radice,
cosa peraltro impossibile.
I fiori effondano il loro profumo e spargono il loro seme perché vorrebbero avvicinarsi,
ma il fiore non può fare niente perché il seme giunga nel posto giusto;
tocca al vento che va e viene come vuole.

dal libro “Knulp” di Hermann Hesse

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Le fate ignoranti

Le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e non riconosciamo ma che ci cambiano la vita.Non sono quelle delle fiabe, perchè loro qualche bugia la dicono.Sono ignoranti, esplicite, anche pesanti a volte,ma non mentono sui sentimenti. Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto,che vivono i propri sentimentie non hanno paura di manifestarli.Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua,che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie.Spesso passano per “ignoranti”, perché sembrano cafone e invadenti per la loro mancanza di buone maniere,ma sono anche molto spesso delle “fate”perché capaci di compiere il “miracolo” di travolgerci, costringendoci a dare una svolta alla nostra vita.

Ozpetek

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Credi all’uomo

Non vivere su questa terra
come un inquilino.
Vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre.

Credi al grano,
alla terra, almare,
ma prima di tutto credi all’uomo.

Ama la nube, la macchina,
il libro, ma prima di tutto
ama l’uomo.

Senti la tristezza
del ramo che secca,
del pianteta che si spegne,
della bestia che è inferma,
ma prima di tutto la tristezza
dell’uomo.

Che tutti i beni terrestri
ti diano a piene mani la gioia,
che l’ombra e la luce
ti diano a piene mani la gioia,
ma prima di tutto che l’uomo
ti dia a piene mani la gioia.

Nazim Hikmet

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Maggio 24 2012

- Tra poco

Tra poco, quando cesserò d’amarti,
Ritroverò il mio riso …impertinente,
Ritroverò le mie perfidie e l’arti
Di torturare e innamorar la gente.

Tra poco, quando cesserò d’amarti,
Serena, smemorata e senza addio,
Contenta di fuggire e di scordarti
Riprenderò il vagabondaggio mio.

Tra poco, quando cesserò d’amarti,
Scontrandoti per via smorto e severo,
Passerò accanto senza salutarti
Cogli occhi rilucenti e il cor leggiero.

Amar stasera ed obliar domani,
Ecco il mio fato. Oh, tu cogli in quest’ora
Il fior de’ baci miei, gl’incanti strani
Della mia fantasia che t’innamora.

No, non impallidir! Baciami ancora.

ANNIE VIVANTI

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Maggio 23 2012
Maggio 22 2012

I mattini passano chiari
e deserti. Cosí i tuoi occhi
s’aprivano un tempo. Il mattino
trascorreva lento, era un gorgo
d’immobile luce. Taceva.
Tu viva tacevi; le cose
vivevano sotto i tuoi occhi
(non pena non febbre non ombra)
come un mare al mattino, chiaro.
Dove sei tu, luce, è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest’ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.

Cesare Pavese

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